ARF Festival
Frammento @ 28 DiVino Jazz

Frammento @ 28 DiVino Jazz

Natachà Daunizeau

Scena Musicale per voce recitante.
Natachà Daunizeau: voce recitante, interpretazione, regia
Marco Colonna: clarinetti, testo

30/11/2015


Frammento è il nome di un’opera che sembra la parte di un tutto, questa la disposizione d’animo con cui mi avvicino all’ascolto [si all’ascolto perché “frammento” è un’ opera per l’orecchio ancor prima che per la vista]. Mi avvicino pensando di poter cogliere un frammento… un frammento di vita, un frammento di voce, un frammento di musica.

Conosco Natachà cosi come non mi è nuova la musica di Marco Colonna, mi avvicino e mi preparo all’ascolto di un nuovo monologo. Inizia.

Entra in scena con una tuta arancione, ancor prima che apra bocca sono indeciso se si tratti del viaggio di un astronauta o di un viaggio al centro della terra, il testo scorre fluido, le parole si moltiplicano, tante, la paura di perdere anche un frammento: non è un monologo, la musica pensata o improvvisata segue il ritmo, voce e clarinetto respirano insieme, si alternano e si cercano come in un vero e proprio dialogo.

Il testo ci porta a spasso con la fantasia, la voce di donna, la donna in se come essenza della vita, come riparo, come lotta: è un viaggio esistenziale dove la parola guida l’inconscio e la musica rasserena l’anima.

E’ un frammento esistenziale ma anche una scheggia impazzita che si infila nelle paure ancestrali, la voce si moltiplica, la musica si raddoppia, sono mille frammenti dell’esistenza di ognuno, mille schegge che ti colpiscono ovunque. Lo straordinario realismo del testo è il giusto contraltare al verismo delle note che si susseguono ed accompagnano ogni singola emozione tanto da non sapere più dove finiscono le parole ed inizia al musica.

Questo è il vero “frammento”, quello che lascia lo spazio all’arguzia che vuole completare il tutto, quello che lascia lo spazio all’intuizione per completare la forma, quello che lascia lo spazio alla fantasia per coniugare musica e parole come fossero lo spazio e la forma di un’intuizione di cui ognuno porterà a casa un singolo frammento.

Il vero “frammento” è nella voce che ti cattura, nella musica che ti rapisce, nell’insieme che ti porta metaforicamente sul palco per lasciarti con la consapevolezza di aver bisogno di tutti i frammenti per ricomporre il tutto.

E’ un opera intrigante, da ascoltare e riascoltare per cogliere sempre nuove sfumature: sofisticata come un brano di Duke Ellington, genuina come il Piccolo Principe, riflessiva come uno scritto di Heidegger, attuale come la decrescita di Latouche, liquida come gli scritti di Bauman.

Andiamo via con il desiderio di volerlo ascoltare ancora, intanto ci portiamo a casa un “frammento”.   

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